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  • Stefano Bonato

Cellulare a dieci anni: esigenza del figlio o del genitore?

Aggiornato il: 3 gen 2019

Nel corso degli ultimi mesi i professionisti di Studio Psicologia Bassano hanno realizzato alcuni progetti di promozione di un uso consapevole delle tecnologie



Tali iniziative sono volte a promuovere negli studenti partecipanti un utilizzo consapevole e funzionale delle nuove tecnologie e di fornire ai docenti ed ai genitori strumenti utili per mediare in modo efficace la relazione tra i giovani e questi mezzi.

Da questi interventi è emerso che fra i bambini che frequentano la Quinta Elementare gli strumenti maggiormente utilizzati per giocare sono cellulare e console (Xbox e PlayStation).

In particolare, è emerso che una buona parte di loro possiede già un proprio Smartphone con il quale scelgono autonomamente quali app e quindi quali videogiochi scaricare. Trattandosi di uno strumento mobile, spesso i genitori non sanno quali siano i giochi con cui i propri figli preferiscono intrattenersi.

E' stato interessante notare, attraverso uno scambio di opinioni con gli alunni, che le motivazioni sottostanti alla scelta da parte dei genitori di acquistare un cellulare al proprio figlio non rispondono a una richiesta del bambino, ma rappresenta una necessità del genitore.

Spieghiamoci.

Al bambino in questa fascia d'età interessa soprattutto giocare con le proprie app preferite, cosa che può fare benissimo con un tablet. E' spesso il genitore, invece, a comprare il cellulare al figlio con l'obiettivo di comunicare con lui a distanza per sapere in ogni momento dove si trova, che cosa sta facendo e se sta bene. In altre parole, non è sempre il figlio a chiedere il telefono ma è il genitore che glielo consegna. La consegna dello smartphone consente al bambino di accedere precocemente a tutta un'altra serie di applicazioni come quelle di messaggistica istantanea o i social network. L'apertura a 10 anni di un profilo whatsapp è spesso richiesta dai genitori, in modo da inserire il figlio all' interno dei primi gruppi familiari. Il ragazzino, a questo punto, dispone di un mezzo e di un servizio che lo apre alla comunicazione e alla relazione virtuale con il mondo che lo circonda. Inizia ad interagire con i propri compagni di classe e delle attività sportive e viene coinvolto all'interno di ulteriori dinamiche relazionali, che non sempre alla sua età è in grado di gestire.

Ci riferiamo sia alla gestione delle relazioni virtuali all'interno di questi gruppi, sia ai contenuti a cui i ragazzini possono accedere attraverso la connessione ad internet (con la propria SIM o attraverso WIFI). Qualcuno di loro comincia a incuriosirsi a social network come Instagram, Snapchat o Tik Tok (Musically), crea il proprio profilo e si espone alla pubblicazione di informazioni personali e all'interazione con individui non sempre conosciuti. Il genitore, a questo punto, manifesta al proprio figlio la sua necessità di esercitare un controllo sul suo cellulare, per prevenire eventi spiacevoli che possono accadere nei suoi confronti. Ci riferiamo a eventuali insulti o prese in giro da parte dei compagni nei gruppi o la diffusione di materiale personale come informazioni, foto e video, situazioni che talvolta possono sfociare in veri e propri casi di cyberbullismo. Per evitare tutto ciò, il genitore fa una comunicazione al figlio che rischia di essere paradossale: da una parte gli dà il telefono sotto l'implicita minaccia di toglierlo qualora non fosse in grado di gestirlo, dall'altra pretende di essere informato nel caso in cui si verificasse una situazione sgradevole.

A questo punto, se il figlio si trovasse realmente di fronte ad un'avversità, verrebbe a trovarsi di fronte ad un bivio: dire tutto a mamma e papà con il rischio di farsi ritirare il cellulare, o mantenere il silenzio e addirittura cercare di cancellare dal telefono le prove dell'accaduto nel tentativo di tenerle nascoste ai genitori. In questo secondo caso il bambino si ritrova a non poter farsi aiutare da un familiare; spesso questa rappresenta una soluzione migliore rispetto agli effetti che comporta il ritiro del telefono, come l'esclusione dal gruppo dei pari, la perdita di autonomia nel relazionarsi con gli altri e l'impossibilità di giocare in modo autonomo con un proprio dispositivo.

A questo punto la necessità, da parte del genitore, di avere uno strumento con cui controllare il figlio rischia di diventare un'arma a doppio taglio.






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