• Gloria Gastaldello

"Anna, L’inferno in una bottiglia” Intervista a Martina Longhin e Fabiola Pasetti.

Aggiornato il: gen 13

In questo articolo pubblichiamo l’intervista condotta dalla tirocinante Gloria Gastaldello alla dott.ssa Fabiola Pasetti, psicoterapeuta sistemico relazionale e a Martina Longhin, autrice del libro “Anna. L’inferno in una bottiglia”.

"Il libro racconta la storia di Anna una giovane ragazza che dovrebbe vivere una vita serena e spensierata come tutti i suoi coetanei, ma questi sono privilegi che a lei, fin da bambina, non sono mai stati concessi. Stella, sua madre, è legata a un uomo violento e geloso da cui non riesce a separarsi e per Anna maltrattamenti e soprusi fanno parte della quotidianità... finché un giorno tutto nella sua vita cambia. Una storia forte, una storia realmente accaduta."

Quale consiglio si sente di dare a bambini o ragazzi che vivono la stessa situazione di Anna?

La dott.ssa Pasetti ha risposto: "Il consiglio che potrei dare è quello di parlare con qualcuno di vicino ad esempio un professore/professoressa, amici, parenti stretti, che possano aiutarli a sentirsi meno soli e sostenuti, portando anche un aiuto diretto al genitore sofferente. Questa richiesta di aiuto può farli sentire in un contesto sicuro non solo grazie al supporto di queste persone, ma anche con eventuali offerte di ospitalità e di appoggio qualora la situazione in casa si faccia intollerabile".

Per quale motivo secondo lei molte donne scelgono di non parlare delle violenze subite?

La dott.ssa Pasetti ha risposto: "Molte donne scelgono di non parlare delle violenze subite, per paura di subire l’ennesimo atto di violenza e di rabbia da parte del marito o del compagno.

Per le donne, la difficoltà nel denunciare il partner è ancora maggiore perché consapevoli di quanto sia importante, per il loro partner, la propria immagine sociale, e andando a inficiarla, sanno che la rabbia di quest’ultimo può aumentare.

Oltretutto sono sempre convinte che questi uomini possano cambiare, e sperano che ogni atto di violenza sia sempre l’ultimo.

Molte donne si vergognano ad ammettere di vivere una situazione di questo tipo e vogliono fare credere a tutti che in realtà stanno vivendo una storia perfetta".


Come si può prevenire la violenza sulle donne?

La dott.ssa Pasetti ha risposto: "La violenza sulle donne si può prevenire continuando a parlare di questo fenomeno e facendo sempre presente quali sono gli strumenti di cui disponiamo se ci troviamo vittime di una situazione di violenza.

E’ anche molto importante lavorare coi bambini sin dalle elementari sugli aspetti legati all’affettività, alle emozioni, sulle differenze tra amore sano e amore malato, su cosa è normale e cosa non è normale, in quanto i bambini faranno parte delle future generazioni e potranno avere una consapevolezza diversa rispetto alle generazioni del passato".


Secondo lei, gli episodi di violenza sulle donne sono aumentati negli ultimi anni? Perché?

La dott.ssa Pasetti ha risposto: "Dal 2000 più di tremila donne sono state uccise e quindi ogni giorno viene uccisa una donna secondo questa statistica.

Sono numeri che fanno pensare in quanto i casi di femminicidio non stanno diminuendo, soprattutto in certi paesi del mondo.

Questo però non deve demoralizzare perché è aumentata la sensibilizzazione a questo tema e sono presenti diverse associazioni che si stanno muovendo affinché questo fenomeno diminuisca. Il fatto che siano presenti così tanti femminicidi fa riflettere su come la società sia ancora influenzata da alcuni ideali patriarcali, che portano a credere che l’uomo sia una figura dominante rispetto alla donna e di conseguenza creda di avere più potere di quest’ultima".


Perché la violenza sulle donne è un tema così attuale mentre della violenza contro gli uomini non se ne sente mai parlare?

La dott.ssa Pasetti ha risposto: "Uomini e donne tendono a esprimere la violenza in due modi diversi: gli uomini la manifestano con agiti fisici, le donne la manifestano con modalità psicologiche (ad esempio sono più aggressive verbalmente, tendono alla manipolazione e ad agire violenza in modo meno esplicito).

Di conseguenza se ne sente meno parlare perché gli uomini, ancor più delle donne, si vergognano a dire che sono vittime di violenza da parte di donne, e tendono a parlarne di meno volendo mantenere l’immagine dell’<<uomo forte>> richiesta dalla società".


Quali sono i motivi principali che spingono un uomo a mostrarsi violento nei confronti di una donna?

La dott.ssa Pasetti ha risposto: "L’uomo si sente giustificato a sfogarsi con la propria partner perché vede la donna come una sua proprietà su cui accanirsi. La utilizza come valvola di sfogo, ma questo è possessione e non amore; pensa di essere il padrone della donna e quindi si sente in diritto di essere violento nei suoi confronti, come se fosse un gesto per ribadire che è lui a comandare.

Sono uomini fragili che usano l’esercizio di potere per sentirsi più forti, mentre se lo fossero veramente non avrebbero bisogno di adottare dei comportamenti simili."


Quale impatto si aspetta che possa avere il libro “Anna, l’inferno in una bottiglia” per quelle donne che stanno vivendo la stessa situazione di Stella?

Martina Longhin, autrice del libro, ha risposto: "Io mi auguro che queste donne possano riflettere e trovino il coraggio di ribellarsi e dire basta. Rimanere assieme a un uomo violento può essere pericoloso e dannoso non solo per loro stesse, ma anche per i figli".


Perché ha sentito l’esigenza di scrivere un libro che tratta il tema della violenza sulle donne?

Martina Longhin, autrice del libro, ha risposto: "Questa è la storia realmente accaduta ad Anna, una mia cara amica e a sua madre Stella. Ho visto tanta rabbia e sofferenza negli occhi di Anna mentre mi raccontava certi dettagli della sua infanzia e adolescenza. Sia lei che i suoi fratelli hanno vissuto per tanti anni in un vero e proprio inferno. Nessun bambino dovrebbe assistere a tali brutalità e nessuna donna dovrebbe subire simili violenze.

Questa storia ho voluto scriverla per farla conoscere a più donne possibili, nella speranza, come detto prima, che riflettano sulle conseguenze di queste relazioni malate e trovino il coraggio di denunciare e andarsene".


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Contatti:

Martina Longhin: martina.longhin18@gmail.com

Dott.ssa Fabiola Pasetti: fabiolapasetti@yahoo.it

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